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Enrico Prandini nuovo presidente del CECE

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Alla guida del Committee for European Construction Equipment è stato nominato pochi giorni fa Enrico Prandini. Già primo vicepresidente dello stesso organismo europeo, subentra nella carica a Bernd Holz. Oltre ad essere amministratore delegato di Komatsu Italia Manufacturing, Prandini è attualmente anche vicepresidente di Unacea, l’associazione italiana che rappresenta i costruttori di macchine e attrezzature.

Tra gli obiettivi principali dichiarati da Prandini l’indomani della nomina, il proseguimento della filosofia di fidelizzazione del cliente (da parte dei costruttori) attraverso la condivisione di un punto di vista comune lungo tutta la cosiddetta “catena di valore”, in previsione degli EU Industry Days 2018 il 22 febbraio prossimo (che prevedono, tra l’altro, proprio un seminario organizzato dal CECE sulla digitalizzazione del settore) e, in prospettiva, del congresso 2018 che si terrà a Roma dal 17 al 19 ottobre con la puntuale tematica “Customer loyalty through a common vision”.

Altri obiettivi della neopresidenza di Enrico Prandini, quello di continuare sulla via della promozione e del riconoscimento del comparto delle macchine e attrezzature da costruzione a livello politico in vista delle prossime elezioni europee nella primavera 2019 e della nomina successiva della nuova Commissione. “Dovremmo cogliere questa opportunità per ottenere maggiore attenzione e impatto”, ha dichiarato Prandini a questo proposito, in relazione anche alle istanze che riguardano il mercato unico europeo, sul quale il nuovo presidente intende continuare  “a promuovere l’idea della concorrenza leale” e della libera circolazione dei prodotti.

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Europa come mercato unico e digitale

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Il segretario generale del CECE Riccardo Viaggi (sopra in foto) ha aperto il Summit 2017 dell’associazione. Durante l’incontro tra costruttori, oltre a guardare al futuro del mercato delle macchine e attrezzature del settore construction in Europa, che andrà consolidandosi con crescita moderata e costante, si sono affrontati due temi strategici in quanto elemento di incertezza.

Il primo è quello dell’incertezza economica dei mercati che, superato un momento di crisi, si trovano ora a temere disequilibri politici internazionali per le conseguenze che potrebbero avere, a partire dal crescere di fenomeni populisti e disgreganti che - secondo gli economisti presenti al Summit - danneggiano la crescita economica.interna
La seconda variabile con cui prendere le misure è il tema della digitalizzazione delle macchine construction e dei siti di lavoro che nei prossimi anni sarà centrale per tutti i costruttori. In particolare, l'industria delle costruzioni dovrà fare i conti con le macchine connesse in chiave bidirezionale per restare competitiva, e questo influenzerà drasticamente le sue dinamiche e il paesaggio OEM. Al riguardo è auspicabile che i costruttori lavorino tutti con uno stesso protocollo per dare alle imprese la possibilità di utilizzare in sinergia prodotti di differenti brand. Sul prossimo numero di Costruzioni un approfondimento.

 

A destra, Enrico Prandini, che sarà Presidente del CECE per il biennio 2018-2109.

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Il presidente CECE incontra il vicepresidente della Commissione Katainen

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L'industria manifatturiera europea ha un'enorme capacità di ricerca e innovazione, vanta una forza lavoro qualificata riconosciuta a livello mondiale sia per qualità sia per sostenibilità. Oggi ha soltanto bisogno del supporto delle istituzioni europee e degli Stati membri per sviluppare il suo potenziale. È per questo motivo che il CECE, assieme ad altre 128 associazioni di categoria, chiede una strategia industriale e un piano d'azione europeo per salvaguardare la propria competitività, creare posti di lavoro e instaurare una nuova crescita economica sostenibile. È quanto emerge dall’incontro tra il vicepresidente della Commissione europea per il lavoro Jyrki Katainen e il presidente CECE Bernd Holz a Bruxelles. Entrambi, hanno concordato quanto sia importante attuare una politica industriale coerente per il futuro della produzione di macchine e attrezzature per le costruzioni in Europa. In particolare, Bernd Holz ha sottolineato quanto sia importante sorvegliare il mercato e il commercio internazionale e quanto la conformità normativa delle macchine sia un elemento strategico che influenza il mercato.

La richiesta principale del Comitato per le Costruzioni Europee è quella di dare all'industria manifatturiera europea i mezzi politici e normativi per aumentare la quota di PIL di quest'industria in Europa fino al 20% entro il 2020. I principali ambiti di azione riguarderanno la riduzione degli oneri amministrativi di conformità alla legislazione dell'UE, l’accesso ai finanziamenti, la digitalizzazione e i nuovi modelli di business.

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Si crescerà ancora innovando

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Costruzioni sta seguendo il Congresso CECE 2016 a Praga, che vede riuniti i massimi rappresentanti del settore construction per discutere quali sono le tendenze di mercato e quali le sfide tecniche per vincere le prove future. Le premesse del presidente Bernd Holz (nella foto) sono due: “dopo aver investito anni per abbattere le emissioni delle machine operatrici, ora è necessario andare oltre. Siamo alle porte di una rivoluzione tecnologica del settore”.

Oggi i costruttori, le loro reti e i loro servizi devono offrire soluzioni nuove alle imprese, soluzioni che le aiutino a essere competitive. Cantieri intelligenti e macchine che abbattono i consumi sono le chiavi di una nuova efficienza. L’imperativo è innovare seguendo queste linee guida.

Guardando al mercato europeo, quello che il CECE punta a tutelare e sostenere collaborando allo sviluppo di una politica europea cosciente dell’importanza del settore, gli ultimi dati evidenziano una crescita media dei volumi di vendita nel Vecchio Continente tra il 5 e il 10%. In particolare, nel 2016 la Francia si riprende dal duro 2015 con una crescita del 53%, la Germania continua a consolidare la sua crescita con un più 14%, la Gran Bretagna cala del 12%. Leggere questo dato come effetto istantaneo della Brexit è però azzardato. È più una conseguenza di un 2015 da record in cui i noleggiatori locali hanno sostituito molti macchinari.

Venendo al mercato italiano, cresce del 33%, mentre quello spagnolo dell’11%. La crescita dei volumi nei Paesi dell’Est Europa (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia) sarà secondo le stime Euroconstruct del 4,1% nel 2016, del 5,7% nel 2017 e del 6,7% in 2018. Per quanto riguarda la Russia, le vendite riprendono molto lentamente (progressione del 4%), ma i volumi restano inferiori a quelli di mercati come Austria, Svezia o Norvegia.

Nei primi sei mesi del 2016, le vendite di macchine movimento terra hanno raggiunto le 84.000 unità (esclusi i sollevatori telescopici), ossia il 14% in più rispetto allo scorso anno e il migliore semestre dal 2008 a oggi.

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