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Kohler 10dicembre2018
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Il 2019 visto da Riccardo Viaggi del CECE

Si sente parlare spesso di digitalizzazione ed elettrificazione, anche nel nostro settore. È il mondo che avanza e non si può certo fermare. Al riguardo, vi proponiamo spesso la visione dei singoli costruttori che presentando le loro tecnologie, ci mancherebbe, tendono a portare acqua al loro mulino.

Oggi, invece, diamo la parola a un uomo construction in giacca e cravatta, a Riccardo Viaggi, segretario generale del CECE, il Committee for European Construction Equipment.

A un anno esatto dalla scorsa intervista siamo tornati da Viaggi per fare un aggiornamento sulle attività svolta dall’associazione che rappresenta l’industria construction in ambito europeo con valenza strategica e linguaggio politico.

"Le azioni in ambito politico ed europeo non possono portare conseguenze immediate. Nel 2018 CECE è riuscita ad aprire un nuovo ciclo che fa pesare i valori del settore industriale del construction in Europa. Un momento importante, che ci ha permesso di rendere politicamente evidenti le esigenze della filiera, è la partecipazione all’EU Industry Day 2018 dello scorso febbraio.

Ora possiamo dire che in tema di digitalizzazione abbiamo ottenuto un primo risultato riuscendo a concorrere a una gara progetto da un milione di euro sotto al programma 'Horizon 2020 - EU Research and Innovation' che per la prima volta si focalizza sulla digitalizzazione della filiera edile e construction. A novembre abbiamo presentato una proposta per vincere questa gara a progetto che rappresenta l’intera filiera. Senza false modestie abbiamo un consorzio iper rappresentativo dal punto di vista sia industriale, sia accademico, sia pubblico. Ora ci rimettiamo alle valutazioni della Commissione europea.

Vincere questa gara progetto ci permetterà di lavorare alla digitalizzazione in modo concreto attraverso un supporto pubblico necessario per fare ricerca e sviluppo in questo ambito. Si tratta di un primo passo che permetterebbe di sbloccare fondi molto più importanti per la ricerca in ambito di digitalizzazione che sono già stati erogati ad altre filiere come, ad esempio, quella della meccanizzazione agricola, della manifattura, dell’automotive, dei medicinali. Cinque anni fa la nostra filiera ha perso un treno all’interno del programma Digitising European industry e ora stiamo recuperando terreno."

Stiamo vivendo una rivoluzione digitale. Qual è la sfida per la nostra filiera?

"L’economia e la società europea si stanno trasformando digitalmente, è un dato di fatto. L’importante è come questo succede e, dal mio punto di vista, è essenziale che il settore construction non subisca flussi e decisioni pubbliche o estranee al nostro continente solo perché queste terze parti ignorano le nostre esigenze. È essenziale che la filiera construction guidi il suo corso di digitalizzazione, facendo valere le proprie scelte in ragione di una strategia industriale. Dobbiamo essere i protagonisti e proprietari di questo processo di trasformazione digitale che condizionerà la nostra industria.

In un anno e mezzo che tengo alta la bandiera construction in Europa non ho ancora trovato una persona contraria a questa trasformazione. Sicuramente c’è della preoccupazione, c’è una non piena comprensione di quali possono essere le conseguenze di cambiamenti epocali come questi, ma c’è anche la coscienza che il progresso digitale è oggi inarrestabile.

Come CECE puntiamo a trovare risorse pubbliche per supportare l’industria con fondi mirati a sviluppare nuovi corsi digitali. Sto parlando di fondi pubblici per la ricerca, fondi pubblici per condurre esperimenti pilota, come è avvenuto in filiere come quella del settore agricolo. Guardando a quanto è accaduto e accade per altre tipologie industriali in Europa, è ragionevole immaginare che la nostra possa contare su 60-70 o persino 80 milioni di euro di fondi europei."

Tre esempi di digitalizzazione che cambieranno il settore nel breve termine?

"Sicuramente ci sono tecnologie già applicate oggi che andranno affinandosi. Penso per esempio a Volvo CE che ha presentato una soluzione integrata elettrica e semiautomatica per soddisfare le esigenze di produttività di un sito estrattivo la dice lunga, soprattutto se si pensa che le macchine dialogano tra loro via wifi. In ambito di telematica e diagnostica le tecnologie si evolvono costantemente permettendo di pianificare con precisione piani di manutenzione predittiva.

Ci sono anche tecnologie semplici come quelle di pesatura che integrate in un sistema più ampio possono diventare determinanti per ottimizzare la produttività e i relativi costi. Molte di queste soluzioni, così come quelle per la trasmissione dati, oggi sono offerte di serie già a partire da macchine di peso operativo medio. A volte le tecnologie cambiano talmente tanto l’approccio al lavoro che anche marchi come Komatsu si trovano a dover fare cultura di digitalizzazione presso la propria clientela."

La sfida più grande in termini di digitalizzazione a medio termine?

"Sicuramente la gestione integrata di un cantiere reale e non di un sito sperimentale è possibile soltanto se macchine di diversi costruttori possono dialogare tra di loro. Oggi ci sono realtà informatiche che lavorano a questo, ma il nostro compito è quello di portare l’industria a definire un protocollo di dialogo digitale che non rispetti solo gli standard ISO, ma che semplifichi al massimo l’interazione tra macchine di differenti costruttori sia per favorire la localizzazione (geofencing) e la trasmissione dati, sia per arrivare a ottimizzare i flussi di lavoro ed elevare la sicurezza in cantiere, arrivando a inibire eventuali collisioni tra macchine.

Dobbiamo lavorare a monte, portando i principali costruttori a definire le tecnologie di linguaggio assieme, in un clima di collaborazione salutare a tutta la filiera. Dal mio punto di vista i dati vanno di certo tutelati ai fini della sicurezza e del segreto industriale, ma d’altro canto ogni macchina movimento terra oggi genera parametri che è fondamentale condividere. Digitalizzazione vuol quindi dire meno fermo macchina, ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie per la sicurezza attiva e passiva delle macchine in cantiere. Meno costi finanziari, meno costi sociali."

Il tema della condivisione dei dati porterà a una rivoluzione?

"Questo lo vedremo solo con il tempo. Oggi è importante lavorare in quella direzione. Abbiamo differenti tavoli di lavoro in aggiornamento periodico. Uno di questo, ad esempio, è con i rappresentanti dell’ERA (European Rental Association) che si fanno ambasciatori di un’importante fetta di mercato del Vecchio Continente.

Di recente i costruttori di macchine agricole hanno collaborato a definire un codice di condotta per la condivisione dei dati digitali, assieme a grandi contractors e piccoli agricoltori. Dal mio punto di vista dobbiamo anche noi seguire questo approccio e intraprendere una strada a larga collaborazione come questa."

Un anno fa abbiamo parlato di omologazione unica europea delle macchine per facilitare il libero scambio di macchine tra paesi, soprattutto per favorire la circolazione di usato.

"Questa idea, questo dossier, resta per noi una priorità ma, dato che nel 2019 ci saranno le elezioni europee, non ci aspettiamo decisioni di sorta per almeno un anno. Questo non vuol dire che per noi l’argomento è messo da parte. Anzi noi lavoriamo a perfezionare la parte tecnica per uniformare le parti tecniche del regolamento e semplificare, quando sarà il momento, il lavoro degli omologation manager che permetteranno lo sviluppo di una legge che semplificherà il commercio in Europa, ma soprattutto ne conterrà i costi.

Un alto punto a cui lavoreremo nel 2019 è quello di fare cultura sull’argomento a livello politico (una semplificazione burocratica di questa portata ha, anche se minime, delle conseguenze economiche) in modo da oliare gli ingranaggi e poter portare a termine questo progetto senza intoppi."

Elettrificazione delle macchine construction ed emissioni. Qual è la visione di CECE?

"L’elettrificazione è già una realtà nel nostro settore e non solo nelle miniere. Le proposte full electric non mancano e sono per lo più macchine compatte. Di fatto si tratta di una tecnologia ancora estremamente cara, verso la quale si sta dirigendo rapidamente l’industria automotive che in scala industriale è certamente più interessante.

Questo per dire che a mio parere le macchine elettriche sono una innovazione interessante, saranno apprezzate nei centri urbani, ma non rappresentano la massa nel futuro delle macchine movimento terra nel breve e medio periodo. Anche per il tipo di applicazione, spesso in ambienti dove l’elettricità per ricaricare le macchine non è ancora disponibile.

L’industria construction vuol certo fare la propria parte per contrastare il riscaldamento globale e ridurre le emissioni allo scarico. Con i limiti sulle emissioni Stage IV e ancor di più con l’entrante Stage V possiamo affermare che le macchine inquinano almeno dieci volte meno rispetto a quelle di vent’anni fa. Gli investimenti fatti dall’industria construction per abbattere le emissioni sono stati molto, molto elevati e i costruttori sono fieri dei risultati ottenuti.

Sicuramente ringiovanire il parco circolante è una delle tecniche migliori per abbattere le emissioni. Ma è anche vero che a livello globale il peso delle emissioni riconducibili all’utilizzo di macchine movimento terra è davvero esiguo e che esistono altri settori più impattanti."

(L'intervista a Riccardo Viaggi è tratta dal numero 726 - dicembre 2018 - della rivista Costruzioni)

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